RECENSIONE: AVE MARY di MICHELA MURGIA

Ave Mary

Titolo: Ave Mary – E la Chiesa inventò la donna

Autrice: Michela Murgia

Edizione letta: Einaudi, 2011

Nel bene e nel male, l’Italia rimane un paese profondamente cattolico. Lo dimostra l’acceso dibattito sui crocefissi nelle aule di scuola, così come il fatto che la cosiddetta “morale”, cui tanto spesso si inneggia nei media, rimane, di base, quella cristiana, con tutte le sue limitazioni. Tale pervasività della Chiesa e dei suoi valori non risparmia neanche i non credenti, cresciuti loro malgrado in un contesto intriso di religione. Michela Murgia analizza il modo in cui il filtro del cattolicesimo ha plasmato l’ideale di donna che ci viene presentato ogni giorno, nel tentativo di comprendere quanto l’immagine attuale della Madonna, virginale e sottomessa, vada a rinforzare degli schemi di pensiero dannosi per tutti.

Dopo una partenza faticosa, ricca di riferimenti teologici necessari per poter comprendere i capitoli successivi, il libro ingrana e diventa una lettura così scorrevole da poter essere conclusa tutta d’un fiato. Tra esempi tratti dall’esperienza personale, rielaborazione di eventi e analisi dei testi sacri, l’autrice ci fornisce un quadro generale, anche se magari non esaustivo e non sempre del tutto convincente, sul modo in cui la dottrina ecclesiastica, nel corso della storia, ha sfruttato a suo vantaggio l’immagine di Maria, rendendola sempre più un simbolo e sempre meno una donna in carne e ossa.

Una lettura interessante, resa più digeribile dallo stile leggero e accessibile dell’autrice, la quale analizza in modo critico e razionale la propria religione senza sminuirne l’importanza sul piano spirituale. L’obiettivo del libro non è, infatti, di attaccare la Chiesa, bensì di fornire al lettore una prospettiva più ampia, per permettergli di affrontare l’immagine della donna presentataci ogni giorno nei media con uno sguardo più consapevole.

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2 commenti

Archiviato in Recensioni

2 risposte a “RECENSIONE: AVE MARY di MICHELA MURGIA

  1. Questo testo, in particolar modo, mi manca. Lo recupererò. Ho letto “Accabadora” e “L’inconto” e sono rimasta colpita dallo stile e dai temi trattati.
    È senz’altro un’autrice di grande talento, che ha molto da dire.

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    • Mari

      Scusa il ritardo nella risposta, gli ultimi giorni sono stati piuttosto caotici. Sono d’accordo, di suo ho letto anche “L’ho uccisa perché l’amavo: Falso” e l’ho trovato un buon libro per introdurre il concetto di femminicidio a chi ancora non lo conoscesse.
      A proposito di “Ave Mary”, devo anche introdurre una modifica alla recensione. A un certo punto, riferendomi principalmente al primo capitolo, in cui si parla di come la morte maschile venga glorificata e la femminile strumentalizzata, dico che non è “del tutto convincente”. Ripensandoci meglio, però, mi sono resa conto che tutti gli esempi contrari a cui potevo pensare rientravano in realtà in un quadro piuttosto strumentalizzante, provando che la tesi è effettivamente convincente.

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